WALTER LAVITOLA, EVASO, TORNA DOVE DEVE STARE: IN GALERA
Walter Lavitola è un losco personaggio che gravita nella
galassia dei tirapiedi del Padrino di Arcore: la riprova (se ve ne fosse
bisogno) è l'aver scippato, con un cavillo giudiziario, lo storico quotidiano
'Avanti!' del Partito Socialista Italiano per consegnarlo, con una piccola
modifica nella ragione sociale - lo fece diventare 'L'Avanti!', aggiungendo
semplicemente un articolo - al Delinquente di Arcore.
Da quando accadde questo scippo, tanta acqua è passata sotto i ponti: "il
9 novembre 2012 ha patteggiato davanti al Gip del tribunale di Napoli Francesco
Cananzi la pena di 3 anni e 8 mesi nel procedimento giudiziario che lo vedeva
imputato per truffa e bancarotta fraudolenta in relazione all'illecita gestione
dei finanziamenti pubblici destinati al quotidiano L’Avanti!, di cui Lavitola
era editore e direttore. Il 4 marzo 2013 è stato condannato dal Gup del
tribunale di Napoli Francesco Cananzi alla pena di 2 anni e 8 mesi, con rito
abbreviato, per tentata estorsione ai danni di S.B. I magistrati hanno
accertato che Lavitola provò a chiedere al Cavaliere (Nero) la somma di cinque
milioni di euro per mantenere il silenzio sull’inchiesta di Bari che ipotizzava
un giro di escort intorno allo stesso B." (tratto da Wikipedia); qualche
tempo dopo la prima disavventura giudiziaria, la testata è tornata al legittimo
proprietario.
Ma neppure quanto stabilito dalla Legge è riuscito a calmare i bollenti spiriti
dell'ex giornalista (è stato sospeso dall'Ordine il 3 settembre 2011): ottenuti
gli arresti domiciliari, ha cominciato ad ordire trame per evadere senza che
nessuno se ne accorgesse; è altamente probabile che sia stato lui,
materialmente o tramite interposta persona appositamente assoldata, a
distruggere la telecamera di sorveglianza posta nel giardino dello stabile dove
era agli arresti.
Il suo problema è che qualcuno, munito di divisa, lo ha beccato in giro e lo ha
segnalato all'Autorità giudiziaria: questa ha semplicemente applicato la Legge
borghese, disponendo la revoca della concessione della pena alternativa ed
ordinando pertanto la sua immediata traduzione in carcere, accusandolo del
reato di evasione.
Essendo questa cosa assolutamente indiscutibile, non si comprendono i latrati
degli esponenti del Popolo della Libertà che straparlano di "metodi da
inquisizione"; è il loro tirapiedi che non avrebbe dovuto uscire di casa:
i Magistrati hanno semplicemente applicato la Legge borghese, che prevede la
revoca degli arresti domiciliari in caso di fuga del condannato.
E nessuno ci può assicurare che fosse la prima volta...
Genova, 13 ottobre 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com